FLOWERS

12 dicembre 2013
Ufficio Culturale e Scientifico Egiziano
Via delle Terme di Traiano 13 – Roma

Umberto Milizia

“Vedere dentro, vedere oltre.”Iniziamo dal titolo, le cui parti sono state da noi volutamente
invertite. In genere, infatti, si mette prima l’argomento e poi un sottotitolo ma abbiamo preferito
fare così perché quello che è il tema, anzi, l’essenza di queste immagini è quasi indipendente dalla
tecnica utilizzata, la fotografia, ed in qualche misura anche dall’occasione particolare che ha
stimolato l’artista.Il termine stesso fotografia al posto del più comune foto viene qui utilizzato nel
suo significato originario di scrittura o disegno con la luce, indicante un mezzo di indagine
evidentemente adottato dall’autore perché ormai posseduto, oltre che tecnicamente, come parte di
se stesso ed attraverso il quale può dire, ricordare, evocare..(…..) Ci vogliono anni di professione e
di applicazione per essere un occhio (come diceva Courbet) e molto studio, infatti ben oltre la
tecnica è il risultato artistico che conta, e di questo si deve parlare. Abbiamo cominciato col dire
vedere dentro, vedere oltre e da questa frase dobbiamo partire.
Dentro ed oltre chi o cosa bisogna vedere (si perdoni il bisticcio), e chi è che vede e/o deve vedere?
Le due proposizioni non sono intercambiabili; parliamo di immagini che vediamo e che dovremmo
guardare oltre che vedere. Valter Sambucini ha visto, guardato, elaborato già, ora tocca a noi farlo
con un atto di volontà, piccolo in verità perché queste fotografie hanno la capacità di comunicare
con immediatezza il proprio messaggio. Ci viene presentata un’umanità vera, anzi, sincera e nei
personaggi mascherati della festa vediamo noi stessi se non nella nostra realtà personale in quella
che interiormente vive, o potrebbe benissimo vivere, in noi. Di chi è il sentimento raccontato
dall’artista? Dell’autore della foto? Della persona ripresa? Nostro perché lo riviviamo? Di tutti
insieme? Sinceramente non importa, la fotografia vive di una vita autonoma che non è più di
nessuno in particolare. Nell’ambiguità tra spontaneità e posa acquista una sua autonomia e diviene
libera.(…). Umberto Milizia Novembre 2013